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1

Cfr., tra i vari: Il labirinto magico. Studi sul «nuovo romanzo» ispano-americano, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1973; Il mondo allucinante. Da Asturias a García Márquez. Studi sul romanzo ispano-americano, ivi, 1977; El tema de la dictadura en la narrativa hispanoamericana (siglo XX), Roma, C. N. R.-Bulzoni Editore, 2000.

 

2

Ricordo che dalla Feltrinelli, allarmati, mi telefonarono chiedendomi se fossi disponibile a parlare con García Márquez, in modo da tranquillizzarlo; infatti, di primo mattino lo scrittore mi chiamò dalla sua casa di Città del Messico e la conversazione lo rassicurò, così che diede all'editore la sospirata autorizzazione per la stampa.

 

3

A questo proposito cfr. il mo saggio «Ricordo di Juan Rulfo», Studi di Letteratura Ispano-americana, 20, 1988.

 

4

Gabriel García Márquez, «Prólogo» a Doce cuentos peregrinos, Barcelona, Random House Mondadori, 2004, p. 7.

 

5

Ivi, p. 10.

 

6

Ibidem.

 

7

G. García Márquez, Vivir para contarla, Barcelona, Random House Mondadori, 2005 (5.ª ed.), p. 297.

 

8

Sono stati tutti pubblicati in El Espectador, di Bogotá: «La tercera resignación», 1947; «Eva está dentro de su gato», 1947; «La otra costilla de la muerte», 1948; «Tubal-Caín forja una estrella», 1947-1948; «Diálogo del espejo», 1949; «Amargura para tres sonámbulos», 1949; «Ojos de perro azul», 1951; «Alguien desordena estas rosas», 1952; «La noche de los alcaravanes», 1952. Cfr. Mario Vargas Llosa, Gabriel García Márquez, historia de un deicidio, Barcelona, Barral, 1971, p. 643.

 

9

Scrive G. García Márquez in Vivir para contarla, Barcelona, Random House Mondadori, 2005 (5.ª ed.), p. 27, che il nome di Macondo era quello di una «finca bananera», e che fin dai primi viaggi con il nonno gli aveva richiamato l'attenzione.

 

10

Gabriel García Márquez, La hojarasca, Buenos Aires, Editorial Sudamericana, 1969.

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