1
Ho adoperato le edizioni Plaza & Janés: Redoble por Rancas, 1983; Garabombo, el invisible, 1984; El jinete insomne, 1984; Cantar de Agapito Robles, 1984; La tumba del relámpago, 1988; La danza inmóvil, 1983 (solo quest'ultima è una prima edizione). Abbrevio i titoli rispettivamente in Redoble, Garabombo, Jinete, Agapito, Tumba e Danza. Riguardo agli studi su Scorza, oltre ai titoli che compariranno nelle note successive, rimando a Anna-Marie Aldaz, The Past of the Future. The Novelistic Cycle of Manuel Scorza, New York, Peter Lang, 1990 (saggio completo su La guerra silenciosa, realizzato con intento didattico) e al mio «La guerra silenciosa di Manuel Scorza», in Latinoamerica (Roma), 59 (1995), pp. 105-20. Per la bibliografia scorziana cf. Friedhelm Schmidt, Bibliografía de y sobre Manuel Scorza, in Revista de crítica literaria latinoamericana (Lima), 34 (1991), pp. 273-86; id., «Bibliografía de y sobre Manuel Scorza: nuevas aportaciones», in Revista de crítica literaria latinoamericana, 37 (1993), pp. 355-59 e Cecilia Escorza, Suplemento a la bibliografía sobre Manuel Scorza, in Revista de crítica literaria latinoamericana, 37 (1993), pp. 361-364.
2
Nella bibliografia di studi su Scorza si ritrovano due titoli legati al mondo onirico, ma che poco hanno a che fare con l'argomento che ci interessa: Claude Fell, «Les 'machines à rêver' de Manuel Scorza», in Amérique Latine 16 (1983), pp. 75-77; Yánn Queffelec, «Une machine à rêver», in Le nouvel observateur 17 agosto 1984, p. 50. Negli studi generali sull'opera narrativa del nostro autore viene rilevata certamente la presenza e l'importanza di alcuni sogni (ad esempio, Luisa Pranzetti, «Elegia e rivolta nei cantari di Manuel Scorza», in Letterature d'America 6 (1981), pp. 89-107, cf. pp. 102-3), mai globalmente però.
3
Redoble, pp. 241-42 e 229.
4
In Redoble, El Abigeo sogna otto
volte, dopo essere stato «presentato»: «En Yanahuanca
vive un "curioso" que desentierra todos los robos en sus
sueños, pero él mismo se llama el
Abigeo»
(p.
67). I sogni ricorrono alle pp. 71-72
(di nuovo una descrizione dei poteri «onirici», con
qualche esempio); cap. 13
(pp. 81-92, una serie di sogni che
riguardano Chacón e il Ladrón de
Caballos, intervallata con la vicenda della lotteria
della signora Montenegro, un sogno in cui l'Abigeo entra in
comunicazione con «los
Viejos» che gli rivelano il futuro, in modo
oscuro però); p. 159 con un
sogno premonitore in realtà inesatto; pp. 160-61 (non aveva dato credito a un sogno
esatto, che prevedeva la paura di Montenegro nei confronti di
Chacón); p. 215 (tra i vantaggi
dei congiurati c'è la capacità divinatoria
dell'Abigeo); p. 228 (l'Abigeo non
sogna nulla, «una pura
pampa»
, cioè Montenegro non
uscirà dal proprio ufficio finché Chacón
sarà in agguato). Otto volte sono citati i sogni di questo
personaggio in Garabombo: pp. 12-13
(i soldati, come ha sognato l'Abigeo, sono veramente in agguato:
qualcuno ha parlato); pp. 147-49
(è il sogno del «rimescolamento delle orecchie»:
questo significa che «¡hay un
traidor!»
); il cap. 28 è intitolato «Que contiene un sueño que el
Abigeo no quiso publicar» (p. 189), il sogno compare come tale a p. 193 (è il presagio della morte del
Ladrón de Caballos);
p. 229 (l'Abigeo capisce il significato
di un sogno: era l'annuncio della propria morte); p. 230 (un sogno «mancato»: la lettera
che doveva dare notizie è volata via); p. 237 (è il sogno del fuoco: una specie di
fine del mondo, vissuta anche nella realtà: «¡Cuando
despertó se miró las manos
chamuscadas!»
).
5
Il «sueño de
la garza»
compare alle pp. 34, 36, 50, 52, 81-83 e 171. Entra inoltre
nell'interrogatorio immaginario a p. 83
(«"Diga cómo es
verdad que desde hace muchos años sueñas que eres una
garza capaz de atravesar las
paredes"»)
.
6
La questione della necessità per gli indios di liberarsi di certe credenze che in definitiva li portano alla sconfitta, posta in Tumba, è stata rilevata da numerosi critici, tra cui Dario Puccini, «Manuel Scorza, el cronista de la epopeya india», in Revista de crítica literaria latinoamericana, 23 (1986), pp. 63-71 (cf. p. 64); Antonio Cornejo Polar, «Sobre el "neoindigenismo" y las novelas de Manuel Scorza», in Revista iberoamericana 127 (1984), pp. 549-57 (cf. p. 555), nella recensione a Tumba di Jesús Díaz Caballero, in Revista de crítica literaria latinoamericana, 17 (1983), pp. 252b-55a (cf. p. 254) e infine dallo stesso Scorza nell'intervista concessa a Tomás G. Escajadillo, «Scorza antes del último combate», in Hispamérica 55, pp. 51-72 (cf. p. 66).
7
Rancas p. 45 («Héctor
-carraspeó [Agapito Robles]- he soñado
feo»)
, p. 164
(«El Personero...
hubiera querido... contarles que un ángel azul se le
había aparecido en
sueños...»)
; Garabombo, p. 224 (la moglie di Melecio Cuéllar cerca
di dissuaderlo dal partire raccontandogli che ha visto in sogno un
brulichío di guardie dappertutto); Jinete p. 8
(Magdaleno sogna suo padre che gli annuncia la carestia),
p. 85 (in realtà il presagio
infausto è il passaggio di una muffina dal paese, ma
«por un instante
soñamos que la indecisión de la noche fragua el bulto
nefando...»
), pp. 85-86 (Mardonia Marín, moglie di
Raymundo Herrera, lo esorta a non partire: ha sognato denti, segno
di cattivo auspicio); Agapito, pp. 174-75
(è il sogno di Bernardo Chacón, da cui ricava che
Agapito Robles lo cerca); Tumba p. 7 (un
sopravvissuto di una strage crede di averne avuto visione, prima,
in sogno, ma si trattava invece di uno dei ponchos tessuti da doña
Añada).
8
Garabombo p. 62, cap. 19
(pp. 110-30, la metamorfosi di Remigio
è una fantasia onirica), p. 118
(il sogno dei fiori), p. 188 (Remigio
conclude la sua lettera di commiato: «He soñado,
papá, que tú eras mi
mamá»
, è il sogno del
compimento per Remigio, è la fine del suo percorso).
9
Jinete pp. 67-68 (la voce narrante «vive» la situazione dell'annegato Mateo Roque), p. 135 (non è un vero e proprio sogno, perché è un'apparizione, analoga però a un sogno in cui si hanno notizie di defunti).
10
Agapito
pp. 213-14 (il defunto Raymundo Herrera
fa vedere in sogno ad Agapito le funi con cui Muelas è stato
legato da morto: «"¡Más allá no se
toleraban ataduras!"»
, ma il messaggio
finale è incomprensibile); Tumba cap. 27
(pp. 122-25, è il sogno
dell'Arpista).