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Analoga a quella di Moreto, a grandi linee, è la posizione di Gracián: Su lugar (del cuore) es el medio, prosiguió Artemia, porque ha de estar en un medio el querer, todo ha de ser con razón, no con extremos. (El Crit., P. I. Cr. IX, p. 90).
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V. una simile distinzione in Gracián, El Criticón, P. II, Cr. XI, p. 237 sgg. Altre distinzioni fra onore e falso sono riscontrabili nella letteratura dell'epoca e di epoche precedenti, com'è logico, trattandosi di uno dei motivi più sfruttati dal casuismo. I principali aspetti, tradizionali e no, del senso dell'onore sono trattati da A. Castro, Algunas observaciones acerca del concepto del honor en los siglos XVI y XVII, in RFE, III (1916), p. 1 sgg. e 357 sgg., e da R. MENÉNDEZ PIDAL, Del honor en nuestro teatro clásico, in Homenaje a Rubió y Lluch, Barcelona, 1936, p. 537 sgg.
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Gracián presenta il duello come un mostro che non si risente di percorse violente, colpi di spada ecc., ma s'infuria terribilmente per lievi tocchi. Éste es el tan sonado duelo: dígole el descabezado... (El Crit., P. II, Cr. IX, p. 223). Lo spirito duelistico è biasimato anche da Calderón: cfr. RUBIÓ y LLUCH, El sentimiento del honor en el teatro de Calderón, Barcelona, 1882, p. 198 sgg.
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V. sopra p. 85 sg.
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Tuttavia, pur con le sue limitazioni razionali, non crea, fra perdonato e perdonante, quel distacco superbo che è reperibile, p. es., in qualche situazione di Rojas; il quale riconosce bensì che «es de la nobleza / el perdón hijo fiel», ma cavillosamente ammette che il perdono non esige la morte dell'odio e che perdonar ed arborrecer possono coesistere (Cada cual lo que le toca, a cura di A. Castro, Madrid, 1917, vv. 782 sgg.) Cfr. pure No hay amigo para amigo, in BAE LIV, A. III p. 101, 2.ª col.
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Per completare il quadro, vorremmo ancora aggiungere che, per quanto concerne l'onore femminile, Moreto tradizionalmente lo identifica con la castità e che la gelosia di una donna non è per l'uomo gravemente offensiva.
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Per un'analisi di quest'auto (con giudizi talvolta troppo moralistici), v. MARISCAL DE GANTE, J. Los autos sacramentales, Madrid, Bibl. Renacimiento, 1911, p. 332 sgg. Sull'atteggiamento di Moreto di fronte al soprannaturale v. il cap. IV di questo volume.
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V. sotto, p. 139.
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La scena non è tuttavia d'invenzione moretiana, ma risale all'Entremés del Letrado di Lope: v. Harvey L. Johnson, The model used by Moreto in the legal consultation scene of Las travesuras de Pantoja, in Hispania (California), XXV (1942), p. 444.
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Potrebbero inserirsi in questo tipo di comicità dell'assurdo le battute, solitamente del gracioso, che fanno del teatro nel teatro, alla maniera, per così dire, pirandelliana; ma si tratta di un procedimento ben noto al teatro barocco spagnolo, anche assai prima di Moreto. V., tra le più vivaci, Prim. es la honra, II, 8 e 20; Cómo se vengan los nobles, III, 15; De fuera vendrá..., III, 6; Los engaños de un engaño ecc., III, 4. Sulla questione v. BRAVO-VILLASANTE, C., La realidad de la ficción, negada por el gracioso, in RFE, XXVIII (1944), p. 264 (che però la esamina in maniera troppo sbrigativa).