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Le Plantiniane, come anche altre edizioni seriori, ereditano molti emendamenti di Salamanca 1570, pur se non tutti. Tra quelli comuni, Si me viste burleme (vs. «Si te vi burleme» della tradizione, cfr. ed. Criado, p. 221.23), Prusia (vs. «Bursia», Cr., p. 288.23), Ginoveses (vs. «athenienses», Cr., p. 298.22), ethneos (vs. «ethnicos», Cr., p. 77.27), Thebanos (vs. «troyanos», Cr., p. 305.8), pielago (vs. «huego», Cr., p. 237.27), tesoros no communicados (vs. «tesoros communicables», Cr., p. 62.10), Melibea es mi desseo (vs. «Melibea es mi dios», Cr., p. 197.18), el mayor bien que en la tierra hay (vs. «en el cielo la silla sobre sus santos», Cr., p. 23.18). E inoltre ayna (vs. «aun / ante», Cr., p. 243.34), feneciessen (vs. «pereciessen», Cr., p. 275. 10), embiome a dezir que la visitasse (vs. «embiome a Elicia rogandome que la visitasse» / «embiome [-] que la visitasse», Cr., p. 276.6), ruido (Vs. «zurrio / ruzio», Cr., p. 280.1), ecc.

Quanto alle lezioni, spesso erronee, che Salamanca 1570 e le Plantiniane hanno in comune con l'originario gruppo KLM ricorderemo astutos (vs. «instrutos», Cr., p. 48. 19), ver (vs. «haver», Cr., p. 53.10), alexado (vs. «andando», Cr., p. 88.4), cayga (vs. «caygan», Cr., p. 124. 10), cobra (vs. «pierde», Cr., p. 53.16), acortado (vs. «acordado», Cr., p. 288.17), ecc.

Invece, le Plantiniane non accolgono le seguenti lezioni di Salamanca 1570, e coincidono in questi casi con l'antica tradizione: lugares (vs. «ligeros», Cr., p. 209.24), encomendador (vs. «comedor», Cr., p. 41.4), Erasistrato / seleucal (vs. «Crato y Galieno / celestial», Cr., p. 25. 1-2), Adelecta (vs. «athleta», Cr., p. 119.7), Maron (vs. «mayor», Cr., p. 54.25), indeciso porque el alcançara su pleito o morire en la demanda (vs. «indeciso [-] o morir en la demanda», Cr., p. 46.6). E inoltre otro remedio (vs. «remedio otro», Cr. , p. 186.15-16), fuesse (vs. «fuyesse», Cr., p. 214.7), ecc. Per Salamanca 1570 si veda in particolare E. SCOLES, Il testo de LC nell'edizione Salamanca 1570, in «Studj Romanzi», XXXVI (1975), pp. 9-124.

 

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Oltre ai materiali aggiuntivi comuni (cfr. infra), si registrano diverse altre coincidenze, spesso estese ad Anversa 1568, tra cui ad esempio l'errore «inutilidad», comune a Barcelona 1561 (e sua ristampa Barcelona 1566), ad Anversa 1568 e alle Plantiniane, contro «vtilidad» della tradizione primitiva e «calidad» della tradizione seriore; per il contesto cfr. l'ed. Criado, p. 242.8 e in propositocfr. il mio articolo Vtilidad cit. Ma anche «excusarnos», comune alle cinque edizioni citate, che si oppone a «incusarnos» delle primitive, e a «incursarnos», «inclusarnos», «increparnos» delle seriori; cfr. il contesto nell'ed. Criado, p. 280.5.

 

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Con Venezia 1553 (e sua ristampa Venezia 1556) le Plantiniane hanno in comune anzitutto il «Reparto», sebbene riformulato (per cui cfr. infra), e poi anche numerose lezioni ed errori comuni all'intero gruppo precedentemente citato (supra nota 32) di Barcelona 1561-1566 e Anversa 1568, tra cui ad esempio «dandoles» vs. «danles» della tradizione ( ed. Criado, p. 127.6), e «defendiendole» vs. «defendiole» ( ed. Criado, p. 181.10).

L'esistenza di errori, lezioni e materiali aggiuntivi comuni alle sette edizioni citate (due di Venezia, due di Barcellona, una di Anversa e due Plantiniane) dimostra o l'esistenza di un antecedente da cui deriva l'intero gruppo, oppure che tutte discendono da Venezia 1553, punto di partenza di molte riforme al testo (l'edizione fu curata da Alonso de Ulloa, che oltre a dichiarare di apportare molte correzioni al testo -spesso accolte da Marciales nella propria edizione, cfr. 1, p. 251-, lo dotava anche di una Introduzione e di un vocabolario per il fruitore italiano; uno studio più approfondito del testo de LC nell'edizione Venezia 1553 potrebbe forse gettar luce sulla travagliata vicenda editoriale cinquecentesca dell'opera).

Alle Plantiniane la serie di innovazioni della linea di Venezia 1553 perviene forse per il tramite dell'edizione di Anversa 1568. A questa serie si aggiunge quella dei ritocchi testuali partita invece da Salamanca 1570, e che perviene loro per tramiti ancora da appurare, ma forse non diretti; cfr. supra nota 31.

 

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E attraverso percorsi non sempre facili da individuare, visto l'alto numero di edizioni perdute e di esemplari non sempre accessibili dei molti testimoni da esaminare (una novantina fra quelli cinque-secenteschi). Per la discendenza dal gruppo KLM, comune anche a Salamanca 1570, cfr. supra le note 12 e 31.

 

35

Cfr. ad esempio nell'Atto VII (ed. Criado, p. 123.8) la frase «una lengua llena de reproches» assente in M e presente nelle Plantiniane.

 

36

Cfr. ad esempio nel Prologo (ed. Criado, p. 15.20) la correzione di L «grifos» dell'errore «leones» che le Plantiniane invece mantengono.

 

37

Cfr. Calisto e Melibea, ed. Fritz HOLLE, s.l., s.d. (ma Strasburgo 1911).

 

38

Cfr. in proposito PEETERS-FONTAINAS, Bibliographie cit., al n. 219, e più avanti le marche nn. 164 e 165. Cfr. inoltre MARCIALES, ed. cit., I, p. 252.

 

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Il formato, molto diffuso nei Paesi Bassi, per segnature è in-8º (= A8 -T8, V4) ma per misure è in-12º (tra i 12,5 e i 15 cm.), il che ha dato luogo a qualche confusione quando si è trattato di descrivere o citare l'edizione. Anche l'assenza di illustrazioni (fatta eccezione per la marca tipografica, col celebre compasso, e qualche iniziale ornata) è una caratteristica delle edizioni de LC stampate nei Paesi Bassi, come rileva BEARDSLEY, Lowlands Editions of LC cit., p. 5. I caratteri, invece, misti romani e italici, s'impongono verso fine '500: Montano e Martín Nucio stampavano infatti in gotici, mentre Philippo (1568) adotta già i romani; cfr. anche supra, nota 29.

 

40

Cfr. in proposito PENNEY, The Book cit., p. 73 e in particolare PEETERS-FONTAINAS, Bibliographie cit., n. 220 che distingue gli esemplari rispettivamente in «tipo O» (quelli che alla pagina 20 riga 3 recano la scritta «Celestino», assieme ad altri dettagli nel Frontespizio e a p. 85) e in «tipo A» (quelli che in corrispondenza recano «Celestina», e divergenze tipografiche nel Frontespizio e a p. 85). L'esemplare qui studiato appartiene al «tipo O».