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Una è nella primitiva redazione del testo in 16 atti, più precisamente nell'Atto XII, in un intervento di Sempronio (Burgos 1499, fol. 71v.; ed. Criado p. 208.8): «¡O Parmeno amigo! ¡Quan alegre y provechosa es la conformidad en los compañeros! Aunque por otra cosa no nos fuera buena Celestina, era harta la utilidad la que por su causa nos ha venido». L'altra è nella seconda redazione, più in particolare nel Prologo della Tragicomedia (ed. Criado p. 16.24): «otros pican los donayres y refranes comunes, loandolos con toda atencion, dexando passar por alto lo que faze mas al caso y utilidad suya». Per la Comedia in 16 atti mi sono servita delle concordanze condotte sull'edizione di Burgos 1499 (LI. KASTEN/ J. ANDERSON, Concordance to the Celestina, 1499, Madison 1916), mentre per la Tragicomedia ho potuto consultare quelle, ancora inedite, approntate su Zaragoza 1507 da Francisco Lobera Serrano, che ringrazio

 

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La maggior parte, infatti, dei riferimenti al bisogno (o al piacere) di ricevere danaro o beni materiali ricorre negli interventi di Celestina, Sempronio e Pármeno. Cito qui solo qualche esempio di questa, per così dire, «specializzazione» lessicale: «Dile que cierre la boca y comience abrir la bolsa» (Celestina, Atto l, p. 47.21-22); «Desseo prouecho, querria que este negocio ouiesse buen fin; no porque saliesse mi amo de pena, mas por salir yo de lazeria» (Sempronio, Atto III, p. 76.20-21); «Todo para ti y no nada de que puedas dar parte... No le pierdas palabra, Sempronio, y veras como no quiere pedir dinero porque es diuisible» (Pármeno, Atto VI, p. 112.12.14-15).

 

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L'informazione mi è stata gentilmente fornita da Ivy Corfis.

 

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Le leggi citate sono le seguenti: il c[apitolo] ut fame de s[ente]n[t]ia exco[mmun]i[cationis], di diritto canonico (Decretalum di Gregorio IX, che Rojas possedeva nella propria biblioteca, Lib. V, Tit. 39, cap. 35, Dat. Anagniae IV. Id. Dec. 1203) e la l[exl ita vulnerat[us], ff ad lege[m] aequi[liam], di diritto romano (Corpus Iuris Civilis, Digesto, IX. 2. 51).

Nella prima di esse si dice: «Ad primum igitur Respondemus, quod, quum praelati excessus corrigere debeant subditorum, et publicae utilitatis intersit ne crimina remaneant impunita, et per impunitatis audaciam fiant qui nequam fuerant nequiores, non solum possunt, sed debent etiam superiores clericos, postquam fuerint de crimine canonice condemnati, sub arcta custodia detinere, qui quum sint incorrigibiles, nec in monasteriis valeant custodiri, ad simila vel peiora facile laberentur».

Nella seconda: «quod si quis absurde a nobis haec constitui putaverit, cogitet longe absurdius constitui neutrum lege Aquilia teneri aut alterum potius, cum neque impunita maleficia esse oporteat nec facile constitui possit, uter potius lege teneatur, multa autem iure civili contra rationem disputandi pro utilitati communi recepta esse innumerabilibus rebus probari potest»..

 

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Spesso si pubblicavano strumenti utili alla loro decodificazione: cfr. a titolo d'esempio Modus legendi abreviaturas, passim in ivre tam civili, quam pontificio occvrrentes, Venezia 1569. (Madrid, Bibl. Nac., R/60253), o ancora Modus legendi abreviaturas in utroque jure, Parigi 1598, ecc. Sulle ripetute proibizioni in Spagna cfr. J. MUÑOZ Y RIVERO, Manual de paleografía diplomática española de los siglos XII al XVII, Madrid, Daniel Jorro Editor, 1917, p. 68.

 

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Cfr. supra, nota 39.

 

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Vediamo qualche esempio tratto dalle concordanze della primitiva redazione in 16 atti. Delicto: «el anima que pecare, aquella misma muera; a la humana, que jamas condena al padre por el delicto del fijo, ni al hijo por el del padre» (Celestina, Atto IV p. 96, 2-4); «Sempronio y Parmeno quedan descabeçados en la plaça como publicos malhechores, con pregones que manifestauan su delicto» (Sosia, Atto XIII, p. 230, 26-28); «estaras espantado con el son de mis no acostumbrados delitos» (Melibea, Atto XX, p. 290, 21-22); delinquente: «no ternia en mucho que fuesse el el delinquente y yo la condenada» (Celestina, Atto IV, p. 96, 8); «es mas penoso al delinquente esperar la cruda y capital sentencia, que el acto de la ya sabida muerte» (Calisto, Atto V p. 108, 23-25); crimen: «a manos de tus enemigos mueras, y por crimines dignos de cruel muerte en poder de rigurosa justicia te veas» (Elicia, Atto I, p. 37, 4-6); yerro: «castigar su yerro» (Melibea, Atto IV, p. 94, 6); «no culparas mi yerro» (Melibea, Atto XX. p. 290, 6).

La Tragicomedia, per parte sua, aggiunge nuovi casi nella stessa direzione. Delicto: «Estos fueron delictos dignos de culpable pena» (Melibea, Atto XX. p. 289, 10); «Ellos, como ouieron hecho el delicto, por huyr de la justicia» (Elicia, Atto XV p. 251, 7-8); delinquente: «No menos me fatiga la punicion de los delinquentes que el yerro cometido» (Elicia, Atto XV p. 252, 13-15); yerro: «nefarios... yerros» (Melibea, Atto XVI, p. 258, 19) ecc.

 

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Cfr. supra, nota 39.

 

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Qualche considerazione andava fatta a favore della lezione qualidad, ma Marciales non vi accenna minimamente: da un lato, quella che esiste effettivamente l'espressione giuridica qualità del delitto (cfr. G. FILANGIERI, La scienza della legislazione, Filadelfia, Stamperia delle Provincie Unite, 1807, pp. 165-166: «la qualità del delitto... è la misura del valore di due delitti diversi... è l'influenza che ha sull'ordine sociale il patto che si viola... La proporzione dunque tra la pena e la qualità del delitto dipendere deve da questa influenza, che ha il patto che si viola, sull'ordine sociale...») e, dall'altro, che nella Celestina stessa una delle ricorrenze della parola qualidad sembra avere un'accezione consona a questa (cfr.: «Y avn otros hurtillos de mas qualidad alli se encubrian». Pármeno. Atto I, p. 42, 3). Tuttavia le considerazioni d'ordine grafico sopra esposte come anche quelle relative alla sua condizione di facilior ci inducono a scartare che la lezione originaria nel nostro caso sia stata qualidad. Anche perché, al di là del segmento grafico iniziale (cu-[?], qu-), comunque la sequenza successiva della parola -a(lidad) non sembra spiegare l'altra, -i(lidad), né sembra il caso di ipotizzare una grafia abbreviata, q o q, comprensiva della vocale a, perché non è questa la congettura di Marciales, e comunque ci si allontanerebbe ancor di più, da un punto di vista paleografico, da utilidad.

 

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Cfr. J. COROMINAS/J. A. PASCUAL, Diccionario crítico etimológico castellano e hispánico, Madrid, Gredos, 1980, s. v. disputar.

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